Ban e penalizzazioni di Google

di: Roberto Federico     02 Aprile 2009

Un doveroso distinguo è necessario prima di affrontare l'argomento "penalizzazioni" su Google. Si tratta della distinzione tra il concetto di ban e quello di penalizzazione, una differenza importante per gli effetti sul posizionamento negli indici del motore.

Identificare il ban

Un sito web è soggetto a ban quando viene completamente rimosso dai risultati del motore di ricerca. Per verificare tale eventualità è sufficiente effettuare una query inserendo l'url del sito in questione e verificare la sua presenza nel risultato restituito dal motore.

È necessario precisare che se il sito è "fresco" di pubblicazione, o non servito da link esterni, la sua assenza potrebbe essere legata al semplice fatto che Google non lo abbia ancora indicizzato. Se invece le pagine erano già presenti in modo stabile nelle serp e d'un tratto scompaiono, allora sarà possibile vagliare l'ipotesi del ban. Inoltre, inserendo il sito negli Strumenti per Webmaster di Google, si può appurarne l'indicizzazione già nell'Overview del relativo pannello, dove dovrebbe apparire:

"Pages from your site are included in Google's index."

Il ban di un sito web è però una circostanza limite, delle cui cause è presumibile che il publisher, se non proprio alle prime armi, sia già al corrente. Esso viene inflitto per gravi violazioni delle linee guida del motore, quali pesanti operazioni di spam, massicci e innaturali scambi di link (specie se con altri siti sottoposti a ban), cloaking che ingannino i motori al fine di reindirizzarli a pagine sovra-ottimizzate, elenchi di link e testi nascosti, e altre tecniche di redirect non concesse.

È quindi difficile che un publisher in grado di utilizzare tali "stratagemmi" venga colto completamente di sorpresa di fronte al concretizzarsi di un ban.

Il confine tra il ban e la penalizzazione scaturisce dalla gravità delle violazioni consciamente o inconsciamente commesse. Alcune tecniche sopra citate, ad esempio legate all'uso di redirect o di testi nascosti, possono essere addirittura ignorate, in quanto, è bene ricordarlo, Google è spesso in grado di individuare la "buona fede" di tali operazioni, avvalendosi di almeno 3 livelli di monitoraggio:

  • Controlli algoritmici, ovvero effettuati automaticamente
  • Controlli dei "Quality raters", addetti incaricati da Google di setacciare e analizzare diversi aspetti delle pagine indicizzate e che seguirebbero i criteri dettati da una guida loro espressamente dedicata (formato PDF), in qualche modo "venuta alla luce" e prontamente ripresa da diversi blog e siti del settore.
  • Controlli di ulteriori e non meglio quantificati team di esperti nominati da Mountain View, e impegnati nella lotta allo spam

Considerati questi aspetti, è ora necessario avventurarsi nelle acque meno nitide delle penalizzazioni, raramente oggetto di post, comunicazioni o chiarimenti da parte di Google o di membri del suo staff.

Tipologie, conseguenze e cause delle penalizzazioni

La penalizzazione può avvenire in diversi modi, concretizzandosi in interventi più o meno incisivi sul posizionamento, ergo sul traffico del nostro sito. È infatti fuori discussione che la fetta più grande degli accessi provenienti dai motori di ricerca sia, per la stragrande maggioranza dei siti web, originata da Google, attualmente il motore più utilizzato dagli utenti.

Per verificare la possibilità di una penalizzazione in corso è sufficiente digitare nel box di ricerca del motore il nome del dominio:

nomesito.it

e verificare che esso sia presente almeno tra i primi 3 o al limite 5 risultati restituiti. Per una ulteriore conferma è possibile articolare la ricerca, aggiungendo alla precedente istruzione anche una chiave fondamentale per il sito in questione:

nomesito.it chiave

Qualora anche questa query non vedesse il sito tra i primi 5, allora ci sono buone possibilità che si tratti di una penalizzazione. L'unica alternativa potrebbe essere legata ad una fase temporanea, dovuta a pesanti fluttuazioni delle serp.

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