Landing corta o lunga?

di: Francesco De Francesco     09 Marzo 2007

Sono sempre in giro per seminari, convention e corsi sul Web Marketing, a volte come relatore, altre come visitatore. Ogni volta che si parla di landing, si va a discutere del fatto di quanto sia importante che la stessa dia tutte le informazioni o, viceversa, che non faccia perdere tempo. In sostanza, esistono due grandi scuole di pensiero: landing corta, landing lunga. Poi vi è una terza idea, quella del "non conta quanto lunga o quanto corta, conta la capacità di stimolare un impulso".

Vediamo quali sono le motivazioni addotte da ognuna delle tre filosofie di pensiero. Scopo non è stabilire chi abbia ragione o torno, ma... beh, leggete!

Perché la lunghezza è importante

Qualcuno potrebbe chiedersi perché mettersi a discutere sulla lunghezza di una landing, quando non s'è mai perso tempo su quest'aspetto, parlando di pagine di un sito. Occorre considerare, però, che le landing hanno lo scopo di stimolare un'azione convertendo un visitatore in un cliente (in senso lato). La dimensione della pagina, con quello che ne consegue in termini di impostazione, contenuti e parti attive, è fortemente influenzante la percentuale di conversioni. Quindi è importantissima.

Vediamo le tesi, quindi.

Tesi 1: il navigatore vuole tutte le informazioni

La prima fazione sostiene che un navigatore, nel momento in cui debba fare un acquisto diventa estremamente attento, diffidente, desideroso di ogni particolare.
Questo visitatore, in sostanza, vuol conoscere ogni aspetto prima di decidere e la mancanza di informazioni è da lui considerata negativamente.

Anche dove le informazioni sono in realtà disponibili, il fatto di doverle cercare o ottenere spostandosi su un'altra pagina, è già penalizzante. Questo navigatore, quindi, legge tutta la pagina e solo se convinto risponderà alla call to action (tutta la comunicazione mirante a stimolare la sua azione). Landing fatte con questo criterio si presentano solitamente come pagine dalla grafica contenuta (se non assente), semplice layout mirante ad evidenziare i testi, richiami con attributi quali il grassetto o i colori sulle frasi più importanti. Di solito sono corrispondenti a due o tre videate del browser. Occorre quindi agire sugli scroll per fruire di tutti i contenuti.

I componenti attivi (pulsanti e link) corrispondenti alla action di cui vogliamo registrare la conversione, sono normalmente ridondanti. Uno in alto ed uno in basso, per evitare che arrivato a fondo articolo, il navigatore non trovi il tasto ed abbandoni.

Chi fa landing di questo tipo, solitamente, ritiene che il visitatore leggerà tutto e si preoccupa, quindi, di fornirgli tutto quanto ritenuto indispensabile.

Tesi 2: il navigatore non legge più di tre righe

Secondo chi è di questa'idea, il navigatore raramente legge più di tre o quattro righe di quello che c'è scritto. Si potrebbe obiettare che fa niente, trascurerà il resto, ma i primi fanno osservare che troppe informazioni, quando non richieste, innescano processi non desiderati che ostacolano la conversione.

La tesi si potrebbe riassumere, quindi, con – "scusa, ma se uno è arrivato alla landing con l'intenzione di acquistare, lascialo stare e fallo comprare". Gli appartenenti a questa scuola di pensiero, quindi, sostengono landing corte, con le informazioni strettamente indispensabili alla transazione ed eventualmente con link di approfondimento che solo se interessato il navigatore attirerà.

Normalmente una landing di questo tipo sta tutta in una schermata, non necessita di alcuno scroll e presenta solo quanto sta in questo frame. Anche le informazioni testuali sono ridotte al minimo, facendo seguito all'idea che chi arriva a tale landing, sa già cosa vuole e cosa ha davanti.

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